DAI VERNON, ULTRAS DELLA MAGIA

“Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”
A dar retta al grande Enzo Ferrari dovremmo chiudere immediatamente il discorso. Tutto sommato, è impossibile dargli torto, è compito troppo arduo quello di trovare le parole adatte. Anche perché, nonostante l’impegno, molto probabilmente non verrebbero capite.
Ma volendoci provare mi domando: come spiegare qualcosa che ti spinge oltre, se non lo si è vissuto?
Come descrivere quel sentimento, quello stato d’animo che muove gli essere umani a follie e sforzi inimmaginabili. Forse, partendo proprio da essi.
E allora vorrei parlare di un certo David Fredrerick Verner, in arte Dai Vernon.
Correva l’anno 1941, precisamente in Novembre.
Uomini dai lunghi camici bianchi facevano da contorno ad un letto d’ospedale.
Sdraiato, confuso e bendato giaceva lì Il Professore.
Il destino lo aveva fatto prima salire e, poi, cadere da un ponteggio.
E non contento lo metteva di fronte ad una scelta. Anzi. Alla scelta.
I medici che lo circondavano gli stavano chiedendo l’autorizzazione ad amputare il braccio destro, totalmente incuranti di chi fosse e cosa facesse l’uomo che avevano di fronte.
Avrebbe dovuto firmare egli stesso la sua condanna.
Ma non avevano fatto i conti con qualcosa che non si può spiegare. La Passione, appunto.
Ben presto però ci si trovarono di fronte. La risposta fu fulminea e determinata.
“Tagliare il mio braccio? Io non firmerò un bel niente. Fatemi parlare con il dottor (Jacob) Daley”.
Mai come in questo caso posso dire che, è vero, la fortuna aiuta gli audaci.
Follie e sforzi inimmaginabili dicevamo. Che non sempre rendono facile la convivenza e il quieto vivere con chi ti è a fianco.
La pensava esattamente così la (ex) moglie Jeanne che, in una lettera ad una amica, descriveva, con i fatti, il sentimento di cui parliamo.
“I prestigiatori sono pazzi. Sai, c’è qualcosa che non va quando sei in luna di miele e, andando in bagno, trovi tuo marito seduto sul wc con un mazzo di carte, che si guarda le mani allo specchio”
La passione faceva andare ben “oltre” il Professore, rendendolo un vero Ultras della Magia.
Credo che il punto sia: avere un obiettivo. Un obiettivo da perseguire, ad ogni costo. Il resto diventa un dettaglio.
Vorrei concludere chiedendo venia al Drake. Spero mi perdonerà se ho provato a spiegare quello che non si può spiegare, la Passione.

  • Dai Vernon: A biography (2006, David Ben – Squash Publishing)
  • Dai Vernon, L’uomo che ingannò Houdini (2013, Matteo Filippini)

YOU TOOK ALL MY MONEY

“Mark, nice to meet you again. I would like to say that… you took all my money!”.
“Many thanks my friend. I need your money”.

Sorriso e pacca sulla spalla. Se gli presti un mazzo di carte è capace di rivendertelo. Giuro.
Questo è Mark Mason.

Dopo averlo incontrato a Torino e Saint Vincent eccolo al Circolo Illusionisti di Roma.
In ottima forma, moglie al seguito (come sempre), serve subito l’antipasto.

Un peek d’eccezione. Tanta roba a parer mio.

Poi la conferenza vera e propria, un mix tra dealer show e lecture.

Si parte con un three card monte con sorpresa finale, un classico del suo repertorio.

E poi un book test che alla fine ti fa dire: magia!
Anche se sei un mago. E ne hai visti a centinaia.

Un Matrix ideato per le difficoltà di Wayne Dobson, disarmante.

Del suo(A)CAAN lascio parlare il commento di Mark stesso.
“Con questo ci ho comprato casa”, testuale.
E gli credo considerando che anche David Copperfield gli ha dedicato un tweet.

Per arricchire il piatto eccoti una forzatura (e che forzatura) seguita da un “put and take”, così lo chiama lui.
E il Maestro Silvan si lascia scappare: “the best thing you’ve done”

Il tempo è tiranno. Un ESP test e poi via.
Ma non prima di vendere qualcosa. Ovviamente.

In una parola: Gennnnniale! (come direbbe Mark)

“Mark, you took all my money! “